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venerdì 12 settembre 2014

DIECI PICCOLI INDIANI e... notti insonni!!!!

Dieci piccoli indiani è rimasto sul mio comodino ad aspettarmi placido fino a qualche settimana fa quando, durante una sera di questo settembre di inizio estate, mi ha chiamato. Così ho iniziato questa avventura.
Un libretto di poche pagine, Dieci piccoli indiani, ma che riesce a coinvolgere il lettore in un modo così intenso che si sente (povero lui) partecipe della vicenda. Perlomeno è quello che è successo a me!
Ho letto il libro in circa una decina di giorni, la sera prima di andare a letto. Di queste dieci notti (coincidenza?) per ben tre volte ero sull'isola di Nigger Island insieme agli altri...ero uno dei Dieci piccoli indiani. D'accordo, forse per una di queste notti la causa dei miei incubi "christiniani" è stata più una cena cinese che l'arte della prosa della regina dei gialli; comunque sia, mi sono svegliata con il fiato corto e con la spiacevole sensazione di essere come un topo in trappola. 
Pensate durante una di queste notti mi sono addirittura svegliata, e, nel dormi veglia, ho guardato mio fratello che dormiva tranquillo nel suo letto e dentro di me ho pensato "siamo rimasti solo io e lui! Lui è l'assassino! Devo fare qualcosa!". Quella notte mio fratello fu fortunato: il letto era troppo comodo, altrimenti avreste sentito la notizia ai tg nazionali..."ragazza uccide il fratello in predo ad una crisi da Aghata Christie".
Ho scoperto poi che anche uno dei miei ragazzi di ripetizioni ha accusato gli stessi sintomi, anche lui ha sognato una notte di essere sull'isola maledetta.
Consiglierei il libro? Certo che si! E' avvincente fino all'ultima pagina, il lettore rimane con il fiato sospeso, condivide la tensione psicologica dei personaggi: sanno che devono morire, ma non sanno come, dove e quando. E ovviamente colpo di scena finale quando viene svelato l'assassino, (ovviamente) insospettabile!

Dieci poveri negretti

se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione
solo nove ne restar.

Nove poveri negretti

fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.

Otto poveri negretti

se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.

Sette poveri negretti

legna andarono a spaccar:
un di lor s'infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.

I sei poveri negretti

giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.

Cinque poveri negretti

un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale,
quattro soli ne restar.

Quattro poveri negretti

salpan verso l'alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.

I tre poveri negretti

allo zoo vollero andar:
uno l'orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.

I due poveri negretti

stanno al sole per un po':
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.

Solo, il povero negretto

in un bosco se ne andò:
ad un pino si impiccò,
e nessuno ne restò.


Emma Trebuchet

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