Quando leggi...A cosa pensi?

Quando leggi...A cosa pensi?

martedì 30 settembre 2014

Storia di una ladra di libri


Storia di una ladra di libri è una delle storia più toccanti che abbia mai letto.

Tutta la vicenda è raccontata da una narratrice d'eccezione: la Morte. Certo, sembra che la morte sia la "persona" più adatta a raccontare una vicenda che si svolge in Germania, in piena Seconda Guerra Mondiale.
Piena Seconda Guerra Mondiale si, ma della guerra non si parla che oltre la metà del libro.
Il libro si apre con la morte del fratellino di Liesel Meminger, la protagonista, mentre, con la madre, si dirigono verso la città in cui si trova la famiglia adottiva di Liesel.
Il luogo in cui si svolge la vicenda è Molching, un paese vicino a Monaco, ed in particolare la Himmerstrasse, dove Liesel passa le sue ore a giocare a calcio con gli altri ragazzi, in particolare con il suo migliore amico Rudy.
L'attività preferita di Rudy e Liesel è però un'altra: il furto. Rudy ha sempre fame, conseguenza della povertà che si è abbattuta sulla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale. Anche Liesel ha fame, ma la sua è una fame diversa: Liesel ha fame di libri.
Il suo primo libro lo ruba durante il funerale del fratellino. La ragazza non sa leggere, ma quel libro rappresenta per lei un amuleto e anche il ricordo dell'ultimo incontro con la madre.
Molti dei rapporti importanti di Liesel nasceranno da un libro, prima di tutto quello con Hans Hubermann, padre adottivo, che insegna alla ragazza a leggere e scrivere. Tra i due si viene a creare in rapporto profondo e indissolubile.
Quindi con Max, ebreo che una notte si presenta a casa degli Hibermann chiedendo aiuto. La famiglia lo nasconde in cantina, dove Liesel si reca la sera a leggere. Max ha anche una funzione ulteriore: non potendo uscire di casa chiede a Liesel di raccontargli il "mondo fuori", così lei ogni giorno trova nuove parole per raccontare la realtà, stimolando la propria creatività.
Quello con la moglie del sindaco è invece un rapporto diverso: inizialmente Ilsa invita Liesel ad
usufruire della sua biblioteca, ma, dopo un pesante litigio tra le due, causato dal licenziamento della madre di Liesel, la ragazza decide di non mettere più piede nella casa del primo cittadino, non fosse che la rabbia è ancora viva e la spinge a tentare un furto che va a buon fine. Da quel momento Liesel ruberà altri tre libri dalla biblioteca, con la segreta complicità della moglie del sindaco.
La guerra è però destinata a sconvolgere le vite della cittadina di Molching...e lo farà nel peggiore dei modi.

lo stile in cui è scritto è scorrevole e veloce, a volte però risulta un po' duro e spiazza il lettore, come nelle anticipazioni di eventi tragici. E' comunque un romanzo consigliatissimo, una storia di bontà in un momento in cui la bontà sembra aver lasciato questo mondo; una storia di amore e amicizia tra due ragazzi che crescono insieme e che vedono il mondo davanti a loro andare a rotoli, ma che, nonostante questo, hanno ancora voglia di giocare e scherzare, una storia di amore vero verso la lettura, le parole, che vengono presentate a volte come una salvezza, un'oasi di pace in un mondo sconvolto dalla guerra.
Il finale è commovente fino alle lacrime...preparatevi.

Emma T.

lunedì 22 settembre 2014

Ich bin ein Berliner!



Ho pensato molto a cosa dire a proposito del mio nuovo gioiellino "I giorni dell'eternità" e una cosa sola è proprio certa: dopo aver letto Ken Follett ho avuto la netta sensazione di essermi persa qualcosa...
Vorrei tanto poter tornare indietro per essere il bel George, nero avvocato della Casa Bianca, in lacrime mentre sente Martin Luther King urlare, di fronte a migliaia di persone, che lui ha un sogno! Il sogno della libertà per la sua gente.
Me lo vedo il dottor King che sorride soddisfatto da lassù al presidente Obama, dicendo "L'avevo detto io!".



Vorrei essere il giovane Walli che, in una Germania divisa, sente il presidente Kennedy dichiarare "Ich bin ein Berliner!" e riesce a sperare ancora per un poco, di poter rivedere la sua famiglia.


Vorrei conoscere Dimka, che ha per le mani decine di testate nucleari e sua sorella Tania, dissidente al regime comunista, mentre cerca di ritrovare l'amico Vassili, deportato in Siberia,  per cui rischierà la vita pur di raccontarne la storia.



Tutti questi personaggi ti lasciano qualcosa e, allo stesso tempo, ti rivelano le mille sfaccettature di una storia che non è poi così lontana ma che ha cambiato il mondo, rendendolo quello che conosciamo.

Avrei tanto voluto essere quel produttore che si ritrovò per le mani "All you need is love" dei Beatles e capì di essere di fronte a una rivoluzione della musica.

Ho avuto l' impressione che in quegli anni tesi e sempre sull'orlo della guerra, i giovani avessero trovato la loro voce e se niente era certo, tutto poteva ancora essere conquistato, dalle cause supreme come la pace, l'integrazione, i diritti dei Gay, all'amore, la minigonna e la musica.

Oggi, quando tutto sembra già visto e già fatto, sembra non valga più la pena di combattere e a volte ci si rassegna a una realtà di precariato e grigiore.
In una società in cui si ha tutto e il benessere è la quotidianità siamo forse più tristi e meno impegnati di quei ragazzi che guardavano il Muro e lo volevano abbattere al suono di una canzone.

Insomma bello! Il solito Follett che ti trascina con i personaggi e con la storia. Che ti fa affezionare e che non vuoi lasciare neanche quando ti si chiudono gli occhi. Confesso di essere andata a cercare le facce dei personaggi noti citati per averli ben chiari in mente, di essere andata a sentire le canzoni che hanno fatto da colonna sonora al libro come anche a una generazione di ribelli.

Da leggere come conclusione di un percorso iniziato con "La caduta dei giganti" e continuato ne "L'inverno del mondo", sperando non ci sia la necessità di scrivere nuovamente di guerre mondiali. Per ricordare e per riflettere ogni occasione è quella buona.


TESTO "All you need is love"

Love, Love, Love
Love, Love, Love
Love, Love, Love

There's nothing you can do that can't be done
Nothing you can sing that can't be sung
Nothing you can say but you can learn how to play the game
It's easy

Nothing you can make that can't be made
No one you can save that can't be saved
Nothing you can do but you can learn how to be you in time
It's easy

All you need is love
All you need is love
All you need is love, love
Love is all you need

All you need is love
All you need is love
All you need is love, love
Love is all you need 

Nothing you can know that isn't known
Nothing you can see that isn't shown
Nowhere you can be that isn't where you're meant to be
It's easy

All you need is love
All you need is love
All you need is love, love
Love is all you need

All you need is love (All together, now)
All you need is love (Everybody)
All you need is love, love
Love is all you need (love is all you need)

Yee-hai
Oh yeah
She loves you, yeah yeah yeah
She loves you, yeah yeah yeah

TRADUZIONE "All you need is love"
Amore, amore, amore
Amore, amore, amore
Amore, amore, amore

Non c'è niente che tu possa fare che non può essere fatta
Niente che puoi cantare che non può essere cantato
Niente che puoi dire ma puoi imparare come giocarci
E' facile

Niente che puoi fare che non può essere fatto
Nessuno che tu possa salvare che non può essere salvato
Niente che puoi dire ma puoi imparare come giocarci
E' facile

Tutto ciò di cui hai bisogno è amore
Tutto ciò di cui hai bisogno è amore
Tutto ciò di cui hai bisogno è amore, amore 
L'amore è tutto ciò di cui hai bisogno

Tutto ciò di cui hai bisogno è amore
Tutto ciò di cui hai bisogno è amore
Tutto ciò di cui hai bisogno è amore, amore
L'amore è tutto ciò di cui hai bisogno

Niente che tu possa conoscere che non sia conosciuto
Niente che puoi vedere che non può essere mostrato
Nessun luogo in cui puoi andare che non è dove intendi che sia
E' facile

Tutto ciò di cui hai bisogno è amore
Tutto ciò di cui hai bisogno è amore
Tutto ciò di cui hai bisogno è amore, amore
L'amore è tutto ciò di cui hai bisogno

Tutto ciò di cui hai bisogno è amore (Tutti insieme ora)
Tutto ciò di cui hai bisogno è amore (Tutti quanti)
Tutto ciò di cui hai bisogno è amore, amore
L'amore è tutto ciò di cui hai bisogno (L'amore è tutto ciò di cui hai bisogno)

Si hei
Oh Sì
Lei ti ama, si si si
Lei ti ama, si si si







Hobbit Day

Il 22settembre è il compleanno di Bilbo Baggins e Frodo e, dal 1978, è l' Hobbit Day per tutti i tolkieniani.



Visto che sono una fan sfegatata sia de Lo Hobbit  che de Il Signore degli Anelli, vorrei celebrare anche io questo giorno con un post su Lo Hobbit.
A breve uscirà l'ultimo capitolo della trilogia cinematografica(che si discosta di molto dal libro per esempio nella versione cartacea non c'è nemmeno l'ombra di Legolas...per non parlare di Tauriel!) inoltre si vociferava di una ristampa della prima edizione del romanzo, mai tradotta in italiano:quello che noi oggi leggiamo come Lo Hobbit in realtà è leggermente diverso dalla storia che vide luce nel 1937.


LA GENESI
La leggenda narra che, alla fine degli anni '20, un professore di Oxford, annoiato dalla correzione di alcuni compiti, scarabocchiò su un foglio "in una caverna sottoterra viveva uno hobbit". Da questa frase Tolkien diede vita ad un racconto per ragazzi: Lo Hobbit or there and Back Again. Il libro ebbe un enorme successo e fu seguito dal contino: Il Signore degli Anelli. 


LA PRIMA EDIZIONE
E' da Il Signore degli Anelli che si deve partire per comprendere i cambiamenti che Tolkien apportò alla sua prima opera. Infatti, dopo aver composto la trilogia dell'anello, lo scrittore inglese si accorse che numerose erano le incongruenze tra questo e Lo Hobbit, così si mise al lavoro per apportare i cambiamenti necessari.
Prima di tutto il ruolo dell'anello, grande protagonista ne Il Signore degli Anelli ma che nella prima edizione de Lo Hobbit non aveva tutto questo oscuro potere che gli verrà in seguito attribuito; certo, era un anello fuori dal normale, ma il suo unico potere era quello di donare l'invisibilità a chi lo indossa, potere che Bilbo utilizzerà più volte per sfuggire a vari pericoli.
Cambiando il potere dell'Unico Anello però, Tolkien dovette cambiare anche la personalità di uno dei personaggi più influenzati dal gioiello: Gollum.
Nell'ultima edizione Gollum è completamente irretito e dipendente dall'Anello, mentre nella seconda lo considera un semplice gioiello, tanto che lui stesso lo mette in palio nella gara di indovinelli che ingaggia con Bilbo durante il loro primo incontro...il Gollum che conosciamo noi non avrebbe di certo lasciato il tuo Tessssssoooooroooo allo hobbit!

Emma T.

sabato 20 settembre 2014

L'unica vera via per giungere al cuore di un uomo è una lama di 15 cm fra le costole.

Per chi non lo sapesse io adoro i libri horror.
Dove ci sono mostri, vampiri, zombie, assassini e cadaveri io sguazzo che è un piacere!
Tra le varie serie sicuramente una delle più interessanti è sicuramente quella scritta da Laurell K. Hamilton e che ha come protagonista Anita Blake.
La storia si svolge in America, in un universo parallelo dove vampiri, licantropi e altri generi di mostri  convivono con gli umani. Ovviamente non è una convivenza facile, soprattutto quando i vampiri cercano i riottenere i diritti che avevano in vita (es. diritto di voto).
Innanzitutto cercherò di inquadrarvi uno dei personaggi femminili che più mi ha colpita e divertita.
Alta pressappoco 1,65 m, capelli ricci e neri, occhi scuri, carnagione pallida; con una corporatura esile ma comunque abbastanza formosa, Anita non sembra di certo ciò che in realtà è.
Lavora come risvegliante, ossia è in grado di risvegliare i morti per cercare di risolvere controversie legali (es. confusione sul testamento) oppure casi di omicidio (risveglia la vittima per farsi dire chi è l'assassino) collaborando quindi con la polizia, soprattutto in caso di omicidi soprannaturali.
Ma al tempo stesso è anche una cacciatrice legalmente riconosciuta, ciò le consente di uccidere i mostri che "si sono comportati male", ovviamente con un mandato della polizia.
Anita è quindi una dei buoni, sa benissimo che c'è un'enorme differenza tra gli umani e i mostri e "non si esce con chi si caccia"...peccato che a metterle i bastoni tra le ruote sono proprio i mostri.
Vampiri, licantropi, streghe....entreranno pian piano nella sua vita fino stravolgerla completamente.
Tutti i personaggi sono caratterizzati non solo fisicamente, ma anche caratterialmente.
Apprezzo tantissimo questa serie anche per come è scritta, un linguaggio diretto, molto simili a quello parlato. Le varie scene si alternano e si fondono in modo magnifico, lasciando il lettore con il fiato sospeso fino all'ultimo.
Tra indagini di polizia, omicidi, caccia ai mostri, seducenti appuntamenti con il Master della città, relazioni amorose al di fuori della normalità, L.K. Hamilton racconta la vita di Anita, ma soprattutto mostra come i cattivi non sono sempre e solo i mostri.

mercoledì 17 settembre 2014

5 libri da leggere se sei in astinenza da JANE AUSTEN

Visto che la nostra cara Jane ci ha lasciate in giovane età con alle spalle solo sei romanzi e tre raccolte…cosa fare quando si è in crisi d’astinenza da romanzo d’amore in merletti e mussolina? Dove andremo a cercare il nostro nuovo Mr Darcy o Mr Nightely?
Allora ecco qui alcuni libri che possono essere ancore di salvezza davanti ad un classico te delle cinque.

   1)       Jane Eyre, C. Bronte
Ovviamente l’evoluzione naturale per una lettrice di Jane Austen sono le sorelle Bronte. Forse un po’ più gotiche della Austen, ( soprattutto Emily e il suo Cime tempestose) ma comunque sempre molto apprezzate dalle Jane Lovers.

Jane Eyre, orfana,dopo un periodo dell'infanzia infelicemente trascorso presso la zia, crudele e ingiusta, trascorre la sua giovinezza in un orfanotrofio. Nonostante in questo luogo di silenzio, di stenti, di dura educazione che la protagonista si forma e rafforza i suoi principi, diventando una stimata insegnante del collegio. Ma Jane vuole la sua indipendenza e così trova lavoro come istitutrice presso il freddo e burbero signor di Rochester. Questo rimane fin da subito colpito dalla vivida intelligenza e dallo spirito indipendente di Jane. Dopo varie vicissitudini e donne che puntano alla rendita del signore di Rochester più che alla sua anima, il nobiluomo scopre che è solo una la donna che ama: Jane.





2) Cime tempestose (wuthering Heights), E. Bronte

Certo che Heatcliff non è propriamente il signor Darcy…anzi…ma Cime tempestose è un romanzo incredibile e un must per chiunque ami la letteratura inglese.

Heathcliff, figlio di ignoti, è stato allevato da Earnshaw. Alla sua morte, il figlio Hindley tormenta Heathcliff che trova conforto in Catherine, sorella di Hindley, di cui si innamora. Rifiutato dalla ragazza, fugge. Tornato dopo tre anni, trova Catherine sposata a Edgar Linton di cui sposa la sorella che, per vendicarsi, maltratta. Catherine intanto muore, tormentata dal rinato amore per Heathcliff, dopo aver avuto una bambina. La rabbia di Heathcliff si scatena anche contro Hareton, il figlio di Hindley, ormai ridotto in suo potere. Heathcliff muore distrutto dal suo stesso odio. Infine la figlia di Catherine, Cathy, e Hareton potranno vivere felicemente insieme.


                                                                                                                                            
3)  Donne eccellenti (Excellent women) di Barbara Pym
Un bell'uomo un po' sciocco segretamente ammirato da una donna che del proprio non avere speranza non solo non si cruccia, ma addirittura ne fa un punto di forza; un ecclesiastico in balia delle circostanze; un antropologo terribilmente impegnato nelle sue ricerche, forse inutili e che nell'altro sesso cerca, come del resto tutti i maschi, solo una donna eccellente, disposta a semplificargli la vita: "Donne eccellenti" è un Pym tipico. Il libro, oltre a essere uno dei romanzi più famosi dell'autrice, è una commedia romantica che suggerisce in modo molto poco romantico che probabilmente il matrimonio non è la meta sognata da tutte le donne. Lo spirito e l'indipendenza di Mildred non solo sovvertono lo stereotipo delle "donne eccellenti" come persone noiose, ma fanno anche pensare che la loro vita sia piena in modo del tutto soddisfacente. Ambientato nella Londra postbellica, una città ancora alle prese con gli edifici devastati dai bombardamenti, l'inizio del femminismo e la fine del colonialismo, il romanzo offre attraverso un umorismo derisorio e leggermente perfido una critica sociale che al tempo stesso illumina e intrattiene.

Se poi la Pym ci intriga e ci fa innamorare (quasi) come la cara jane, siamo fortunate!!! Ha una bibliografia abbastanza lunga alle spalle.


     4) Camera con vista (A room with a view) E.M. Forster

Questo libro ci riguarda più da vicino, infatti la prima parte è ambientata nella nostra Italia. Nello scenario lussureggiante di una primavera italiana, l’incontro di Lucy Honeychurch, timorata signorina della buona borghesia inglese in viaggio in Italia, con George Emerson, giovane schietto e anticonformista, infrange le norme del perbenismo imperante e suscita l’indignazione di una società ostinatamente attaccata ai propri pregiudizi e alle convenzioni tacitamente accettate. Ma il richiamo alla vita e all’amore, propiziato dalla trasfigurata campagna toscana, è in Lucy troppo forte perché la morale del suo tempo possa averne ragione. In questo terzo romanzo di Forster (il primo, in realtà, che egli concepì), l’Italia non è una convenzionale meta turistica, ma il simbolico luogo di una vitalità negata, di uno spirito mediterraneo che si oppone alla morale inaridita della borghesia vittoriana.


       5)Rebecca la prima moglie (Rebecca), Daphne Du Maurier

Forse più gotico che romantico
Una giovane dama di compagnia in vacanza a Montecarlo; Maxim de Winter, un affascinante vedovo che le propone di sposarlo; Manderley, un'inquietante castello della Cornovaglia che sembra vivere nel ricordo di Rebecca, defunta moglie del giovane sposo, la cui inquietante presenza incombe sulla nuova coppia ogni giorno di più. Ma il racconto è soprattutto l'indimenticabile storia di una giovane donna consumata dall'amore e alla disperata ricerca della sua identità.









Emma T.


martedì 16 settembre 2014

I DIRITTI IMPRESCRITTIBILI DEL LETTORE (D.Pennac, Come un romanzo)



1) Il diritto di non leggere

2) Il diritto di saltare le pagine

3) Il diritto di non finire un libro

4) Il diritto di rileggere

5) Il diritto di leggere qualsiasi cosa

6) Il diritto al bovarismo

7) Il diritto di leggere ovunque

8) Il diritto di spizzicare

9) Il diritto di leggere ad alta voce

10) Il diritto di tacere

( D. Pennac, Come un romanzo)







Emma T.

sabato 13 settembre 2014


NERD

Acquisto appena acquistato...





Libro un po' lontano dai miei soliti gusti (evviva evviva Jane Austen!) ma ha un qualcosa che mi ha spinto a prenderlo in considerazione. 
Vi farò sapere se è stato un ottimo acquisto...per ora sono alle prese con "Storia di una ladra di libri". 









Emma T.

venerdì 12 settembre 2014

50 sfumature del piffero...e scusate il doppio senso...



In occasione dell'ormai prossima uscita del film, riesplode la febbre da cinquanta sfumature dell'estate 2011. Decido di dedicarci due parole perchè lavorando in libreria, ho visto scene che voi umani...
La spiaggia contava almeno una sfumatura pro capite, rossa, nera o grigia non importava. Sconosciute mani se lo rigiravano,  tutti lo conoscevano, qualcuno negava e poi leggeva di nascosto. Ora... da vera curiosa e lettrice accanita...davvero non potevo lasciarmelo scappare.
La cosa più interessante, signori, ho scoperto essere il titolo, ebbene sì! Tradotto un po malamente in "50 sfumature di grigio" non rende a pieno la profondità dell'inglese. Riferendosi soltanto ad un passaggio dove la protagonista nota che gli occhi del nostro Bellone non sono solo grigi, ma di molte sfumature diverse di questo colore.
L'inglese "50 shades of Grey" invece ci apre a ben altri orizzonti di profondità. Shades è sì "sfumature" ma anche "ombre" e Grey non è scritto minuscolo, indicando banalmente il colore, ma maiuscolo designa il nostro instancabile fusto.
Si capisce così che non é tutto oro quello che luccica e, dietro le belle apparenze, il nostro  Grey nasconde più di un'ombra, di una sfumatura o... di un frustino. La complessità del  titolo non trova però soddisfazioni nelle pagine. Niente di nuovo ne così sorprendente e la scrittura non brilla certo per originalità. Se mai da leggere per ridere con le amiche o per chiedersi come abbia fatto a diventare il caso letterario dell'anno. Spietata, lo so..
Gli altri colori non riescono a colpire neanche nel titolo... rosso per amore e nero per morte? Su, su... banale... ;)
DIECI PICCOLI INDIANI e... notti insonni!!!!

Dieci piccoli indiani è rimasto sul mio comodino ad aspettarmi placido fino a qualche settimana fa quando, durante una sera di questo settembre di inizio estate, mi ha chiamato. Così ho iniziato questa avventura.
Un libretto di poche pagine, Dieci piccoli indiani, ma che riesce a coinvolgere il lettore in un modo così intenso che si sente (povero lui) partecipe della vicenda. Perlomeno è quello che è successo a me!
Ho letto il libro in circa una decina di giorni, la sera prima di andare a letto. Di queste dieci notti (coincidenza?) per ben tre volte ero sull'isola di Nigger Island insieme agli altri...ero uno dei Dieci piccoli indiani. D'accordo, forse per una di queste notti la causa dei miei incubi "christiniani" è stata più una cena cinese che l'arte della prosa della regina dei gialli; comunque sia, mi sono svegliata con il fiato corto e con la spiacevole sensazione di essere come un topo in trappola. 
Pensate durante una di queste notti mi sono addirittura svegliata, e, nel dormi veglia, ho guardato mio fratello che dormiva tranquillo nel suo letto e dentro di me ho pensato "siamo rimasti solo io e lui! Lui è l'assassino! Devo fare qualcosa!". Quella notte mio fratello fu fortunato: il letto era troppo comodo, altrimenti avreste sentito la notizia ai tg nazionali..."ragazza uccide il fratello in predo ad una crisi da Aghata Christie".
Ho scoperto poi che anche uno dei miei ragazzi di ripetizioni ha accusato gli stessi sintomi, anche lui ha sognato una notte di essere sull'isola maledetta.
Consiglierei il libro? Certo che si! E' avvincente fino all'ultima pagina, il lettore rimane con il fiato sospeso, condivide la tensione psicologica dei personaggi: sanno che devono morire, ma non sanno come, dove e quando. E ovviamente colpo di scena finale quando viene svelato l'assassino, (ovviamente) insospettabile!

Dieci poveri negretti

se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione
solo nove ne restar.

Nove poveri negretti

fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.

Otto poveri negretti

se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.

Sette poveri negretti

legna andarono a spaccar:
un di lor s'infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.

I sei poveri negretti

giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.

Cinque poveri negretti

un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale,
quattro soli ne restar.

Quattro poveri negretti

salpan verso l'alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.

I tre poveri negretti

allo zoo vollero andar:
uno l'orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.

I due poveri negretti

stanno al sole per un po':
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.

Solo, il povero negretto

in un bosco se ne andò:
ad un pino si impiccò,
e nessuno ne restò.


Emma Trebuchet